Lista Tecniche

Analisi Rischio Bellico

Il Gradiometro (Ferex 4.032 DLG della Foerster) è essenzialmente un misuratore della variazione del campo magnetico nell’intorno di qualche metro rispetto ad una o più sonde montate su uno strumento manovrabile da un operatore.
L’apparecchio è dotato di interfaccia utente da cui si possono settare i parametri per l’indagine specifica, che funge anche da unità di controllo e da Datalogger.

La metodologia di campagna consiste sostanzialmente nel tracciare dei rettangoli sul terreno in corrispondenza delle zone da scansionare per mezzo dello strumento, camminando lungo linee parallele fino al ricoprimento dell’intera area. Il data-logger registra un dato ogni 0,2m percorsi dall’operatore.
Una volta impostata la sensibilità più opportuna, mantenendo la sonda a una distanza fissata rispetto al terreno e avanzando con velocità costante, si procede raccogliendo le misure i cui valori possono poi essere riprodotti in mappe di intensità (campo magnetico); le posizioni dei picchi (positivi e negativi) su tali mappe rappresentano tutte le anomalie riscontrate, che devono essere successivamente interpretate per discriminare la possibile presenza di oggetti ‘obiettivo’ dal semplice passaggio sopra oggetti metallici quali possono essere per esempio dei tombini e tutti gli oggetti considerabili non rilevanti ai fini della ricerca.
  
In generale i casi di anomalia nel segnale che si possono verificare al passaggio sopra un oggetto metallico interrato isolato sono i seguenti:

un segnale che raggiunge rapidamente un punto limite (massimo o minimo) a partire da un valore relativamente basso è indice della possibile presenza di un oggetto metallico piccolo
un segnale che cresce o decresce lentamente rispetto ad un punto limite può indicare la presenza di un oggetto relativamente grande. L’innalzamento e l’abbassamento possono protrarsi per diversi metri.
Si possono verificare varie possibilità a seconda dell’inclinazione dell’oggetto interrato

Legge del 1 ottobre 2012 n.177:
La valutazione del rischio da residuati bellici


La legge 177/2012 non obbliga il CSP ad eseguire la bonifica bellica preventiva, ma impone al coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione la valutazione del rischio dovuto alla presenza di ordigni bellici inesplosi e rinvenibili durante le attività di scavo, e al soggetto incaricato dal Committente, di stendere un Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC) adeguato.

“la valutazione del rischio dovuto alla presenza di ordigni bellici inesplosi rinvenibili durante le attività di scavo nei cantieri è eseguita dal coordinatore per la progettazione”

In pratica si chiede al CSP di decidere, sulla scorta di specifiche informazioni raccolte, se sul sito di progetto sia necessario eseguire o meno una bonifica bellica preventiva. Questa decisione nasce normalmente da quanto contenuto e riportato negli appositi archivi storici, non sempre dettagliati e adeguati. Il CSP può decidere di avvaleresi di un’indagine geofisica preliminare quale ulteriore strumento di valutazione, aumentando l’accuratezza della stima del rischio specifico nel proprio cantiere. 

 L’indagine geofisica preliminare, valuta direttamente sul terreno la presenza di anomalie associabili alla presenza di ordigni bellici inesplosi nel suolo e fornisce una mappa georefenziata integrando le indicazioni della probabilità di rischio. Soprattutto quando i lavori di scavo coinvolgono profondità limitate, l’indagine geofisica preliminare del sito può dare, al CSP, utili informazioni che vanno però correttamente interpretate. Sono valutazioni che nascono da metodologie d’indagine non invasive, di rapida esecuzione e soprattutto, economiche. Di contro queste indagini non possono in nessun modo considerarsi sostitutive alla bonifica bellica preliminare quando questa é necessaria. 
L’indagine geofisica preliminare utilizza delle metodologie di ricerca che si basano su principi fisici ben conosciuti e suscettibili alla presenza in generale di corpi metallici sepolti.


METAL DETECTOR
Misure “pulse – induction” PULSE- STAR 

Lo strumento utilizzato è il Pulse Star II Pro prodotto dalla Tb Electronic Gmbh che si basa su un sistema d’investigazione elettromagnetica del tipo “Pulse-induction”.
I sistemi “Pulse–induction” utilizzano, come fonte d’investigazione, il campo elettromagnetico generato da grandi bobine di ricerca. 
In genere queste bobine non sono però parte di un circuito risonante inoltre, questi sistemi sono progettati per garantire un opportuno disaccoppiamento tra la fase di emissione del campo e quella di ricezione.

Il funzionamento generale è quindi diviso in due fasi, una di emissione e una di ricezione del segnale elettromagnetico.

La corrente viene poi interrotta per un certo intervallo di tempo facendo in modo che il campo magnetico primario decada rapidamente. Questa modalità operativa determina, nell’eventuale oggetto metallico che si trovi nell’area d’influenza del campo magnetico generato, la creazione delle cosiddette “correnti di gorgo” le cui caratteristiche proprie dipendono dalla conducibilità elettrica dell’oggetto stesso, forma e dimensione. 
Le correnti di gorgo generano a loro volta un campo magnetico secondario che vengono questa volta irradiate dall’oggetto metallico verso il campo esterno.
Proprio questo campo magnetico secondario che viene misurato, captato e amplificato della bobina dello strumento nella successiva e conseguente fase di ricezione.

Si tenga ben presente che le tensioni misurate nella fase di ricezione sono estremamente deboli e possono quindi essere oscurate dalla presenza di campi elettromagnetici prodotti da fonti ambientali esterne.
 

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